Il grano, nella duplice accezione di bene alimentare primario e arcaico segno rituale-simbolico, ha radici profonde nella plurimillenaria cultura agraria mediterranea. E la Sicilia da sempre, per i popoli migranti, in gran parte da Oriente, è emersa dal mare non solo come “terra promessa” fertile e generosa di spighe, ma anche luogo di culto di Cerere e Proserpina, riflessi mitologici siciliani delle greche Demetra e Kore o Persefone, madre e figlia, unite da un fatale destino di “perdita e ritrovamento”. A loro si è affidata la rappresentazione mitica della ciclica rigenerazione primaverile, segnalata visivamente dagli sconfinati orizzonti delle messi isolane, archeologicamente evidenziata dai santuari e granai monumentali di Morgantina, oltre che dalla spiga di grano ricorrente nella monetazione antica isolana.
Grano come arcaica metafora della vita e della morte, dunque, del “consumo del tempo e della sua necessaria e periodica rifondazione”, perché bisogna perire per rinascere, così come il seme, dal buio della terra, annuncia il mistero della vita… (Visualizza il testo completo)