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Parlare di Peppino Crimi, del caro, compianto, prof. dr. Peppino Crimi, è per me come discutere di una persona di famiglia.

Il rapporto che mi lega a questa figura risale ai tempi del mio primo lavoro, quando, all’età di diciannove anni, ho avuto l’opportunità di incontrarlo presso gli uffici dell’allora Associazione Sindacale Provinciale dei Titolari di Farmacia di Messina, oggi meglio conosciuta come Federfarma Messina.

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Da sx verso dx Crimi, Cannavò, Papisca: farmacisti che hanno fatto la storia dell’ordine dei farmacisti di Messina.

 
 

All’inizio del mio lavoro (1980), gli uffici dell’associazione dei Titolari di Farmacia, come accade ancora oggi, agivano sotto la conduzione, oltre che del Presidente, di un Segretario a cui, appunto, spettava il compito di coordinarne l’attività e di predisporre le comunicazioni (le cosiddette circolari) da trasmettere ai colleghi a seguito dell’intervenuta emanazione di nuove disposizioni di legge, di provvedimenti ministeriali, etc..
In quegli anni, non esistevano le moderne possibilità di comunicazione e le notizie che venivano diramate attraverso le organizzazioni nazionali della categoria pativano i tempi della trasmissione a mezzo postale. L’unica maniera per essere adeguatamente informati era quella di ricorrere alla diretta e quotidiana lettura delle Gazzette Ufficiali dello Stato, e grazie al fatto che le nuove disposizioni, normalmente, risultavano pubblicate con la vacatio legis di 15 gg., c’era lo spazio di tempo utile per poter redigere e inviare le suddette circolari per la corretta informazione da fornire alle farmacie.

Nell’interpretazione delle norme il dr. Crimi era maestro. I suoi studi di legge (era stato iscritto in giurisprudenza prima di lasciare questa facoltà per laurearsi in farmacia) lo mettevano nella condizione di comprendere il dettato e lo spirito delle nuove norme e , sovente, anche da Roma veniva chiesto il suo parere ed un suo contributo per la stesura delle circolari.

Per la sua competenza i colleghi, a livello nazionale, per tanti anni lo hanno eletto nel consiglio del SUNIFAR, il Sindacato che rappresenta gli interessi dei farmacisti rurali, quelli operanti nei piccoli centri (il primo incarico lo ebbe quando operava nella farmacia di Galati Mamertino, prima di trasferirsi in città alla farmacia di Gravitelli a seguito di concorso).

In particolare, in questa veste, il prof. Crimi si rese protagonista in Sicilia, nel 1979, della stesura della bozza (poi approvata dall’A.R.S.) della prima legge regionale che ha riconosciuto l’erogazione di un’apposita indennità in favore dei farmacisti rurali, che assicuravano l’assistenza farmaceutica nei piccoli comuni dell’isola.

Questa legge, poi, sempre su iniziativa del Crimi, venne ulteriormente modificata nel 1987 a vantaggio dei tanti colleghi. E’ utile sapere che a queste norme siciliane si ispirarono tante leggi similari varate in altre Regioni d’Italia.

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Inaugurazione monumento Abate Giovanni Crimi.

 
 

Ricordo che l’associazione dei farmacisti messinesi, avvalendosi del suo determinante contributo, risultava sempre all’avanguardia nell’applicazione delle disposizioni, e non mancavano in ufficio telefonate per richieste di chiarimento da parte di farmacisti di tutta l’Isola.

Nel merito della competenza di “don Peppino”, rammento un singolare episodio accaduto in ufficio: la nuova Segretaria, che soffriva la capacità del prof. Crimi (al tempo vicepresidente), si lamentava con il Presidente perché non riusciva a scrivere le comunicazioni ai colleghi in maniera adeguata dal momento che il Crimi, a detta sua, le nascondeva il libro delle circolari, da cui lui traeva le informazioni per redigerle, mettendola, così, in difficoltà; senza comprendere che non esisteva alcun libro e che soltanto lo studio e la conoscenza della complessa normativa del diritto farmaceutico potevano metterla nelle condizioni di scrivere quello che andava, di volta in volta, reso noto e consigliato.

Sotto questo profilo, ricordo che “don Peppino”, nel rivedere la bozza delle mie prime circolari (rientrava nei miei doveri d’ufficio procedere alla stesura della prima bozza), alcune volte, riprendendomi con vigore ed in modo categorico, mi ha fatto piangere. Lui, dopo, mi diceva che era stato necessario “bistrattarmi” perché, da una persona come me, poteva pretendere ed ottenere di più (bontà sua, mi riconosceva buone capacità intellettuali).

Negli anni a seguire mi sono trovato più volte a ringraziare quei “pianti”, che mi hanno consentito di crescere e poter diventare punto di riferimento nell’ambito dell’attività lavorativa, in special modo nell’incarico poi assunto di Direttore dell’Ordine provinciale dei Farmacisti, che tutt’oggi ricopro.

Un significativo episodio, che fa ben comprendere le doti di “don Peppino”, è certamente quello che lo vide artefice, negli anni ottanta del secolo scorso, di una “battaglia” fatta contro il CIPE (il famoso Comitato Interministeriale Prezzi che dipendeva dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), organo chiamato a fissare il costo dei medicinali. E’ bene sapere, che prima del ricorso presentato dal prof. Peppino, i farmaci avevano i prezzi determinati alla lira (ad es: 1.213 lire) ed il Crimi, molto opportunamente, lamentava il fatto che il CIPE metteva il farmacista nella condizione di “rubare” o di essere “derubato” all’atto di ogni cessione dei farmaci, poiché la moneta più piccola che la Zecca dello Stato metteva in distribuzione era quella delle 5 lire e che, di conseguenza, il prezzo dei medicinali non poteva non tenerne conto e, quindi, essere arrotondato alle 5 lire o alle 10 lire, o loro multipli. Crimi ottenne il riconoscimento delle sue fondate argomentazioni, vincendo contro il Governo italiano, e da allora le medicine cambiarono la modalità di determinazione del loro prezzo fino all’avvento dell’euro.

Tante sono le storie da me vissute per ragioni d’ufficio in cui Peppino Crimi non ha fatto mancare la sua competenza, il suo sostegno ed il suo aiuto ai colleghi, la gran parte dei quali trovava in lui il conforto e la soluzione alle diverse problematiche, non solo in campo farmaceutico, ma anche per situazioni verificatesi nel più vasto ambito della vita.

Diversi sono gli episodi che lo rendono ancora oggi, a mio avviso, un personaggio singolare e simpatico.

Ne narro uno per rappresentare l’estro della persona: un giorno venne a trovarlo in ufficio un agente/informatore di un’importante industria farmaceutica per parlargli del “Cronassial” (un farmaco che, in quegli anni, faceva registrare fatturati da capogiro e che poi risultò al centro di uno scandalo e ritirato dal commercio per alcuni rischi derivanti dal suo utilizzo), come di prassi, annuncio al dr. Crimi la visita dell’informatore e lui mi dice di farlo passare. “Don Peppino” non appena l’agente entra nella sua stanza lo accoglie in piedi e mentre quello lo ringrazia per la disponibilità, lui, senza profferire parola, lo prende sottobraccio e lo conduce sul corridoio (come se volesse parlare in maniera riservata), lo accompagna nel vano d’ingresso, apre la porta, e sempre sottobraccio lo porta fuori sul pianerottolo, ritorna sui suoi passi lasciandolo fuori e si chiude dietro la porta. L’agente non ebbe il coraggio di risuonare il campanello, comprendendo che il Crimi non aveva alcun piacere ed interesse ad incontrarlo.

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Un altro episodio divertente ed esemplare allo stesso tempo, che ci dice molto della sua statura morale e culturale, tra i tanti capitati in ufficio, è di certo quello accaduto con un sindaco di un paese del litorale jonico della provincia di Messina. Questo amministratore, parlando al telefono con il Crimi, rappresentava alcune situazioni che, a suo avviso, venivano condotte in maniera errata da parte del farmacista del suo paese. La telefonata tra i due si era molto prolungata ed il prof. Crimi, a più riprese, aveva spiegato le buone ragioni che consentivano al collega di agire così come aveva agito, fornendo dettagli e riferimenti di legge, e alla fine “don Peppino”, non potendone più, per chiudere la telefonata, ha apostrofato il sindaco (parlando in siciliano, come sovente amava fare, per lui non c’era miglior modo per esprimere certi pensieri e/o sentimenti) nella seguente maniera: senta lei è cchiù sceccu du sceccu che c’è to so paisi (si riferiva alla statua dell’asino che aveva visto esposta nella piazza del paese).

Concludo questi ricordi rammentando il grande affetto che ha sempre legato “don Peppino” alla sua famiglia, il grande rapporto che lo univa a sua moglie Tea, ai suoi figli, fratelli, nipoti e parenti tutti. Di un suo avo, in particolare, lui era orgoglioso l’abate e patriota Giovanni Crimi, che, tra l’altro, aveva partecipato il I° settembre del 1847 ai moti di Messina (fatto ricordato con una lapide posta a Palazzo Zanca – sede municipale). A tal proposito, mi piace ricordare il testo originale scritto e musicato da Pinello Drago (leader del gruppo musicale d’eccellenza Kalamos Ensemble di Galati Mamertino, che ha scritto e musicato una canzone dedicata, appunto, all’eroico abate Giovanni Crimi).

Mi piace, infine, evidenziare l’amore che lui nutriva per il suo paese, non perdeva occasione per vantarne la bellezza dei luoghi. Lui spesso si recava a Jalati (nome in siciliano di Galati Mamertino), in particolare, ricordo che non c’era estate in cui lui ad agosto, in occasione delle feste patronali, andava ad incontrare i paesani e a condividere questi significativi momenti della comunità.

Grazie “don Peppino”, nella mia vita è stato caro e significante incontrarti !

Salvatore Bombaci